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Storia: La traslazione delle
reliquie di S. Antonio

356
Antonio il grande aveva raccomandato ai suoi discepoli (Macario e Amatas) che le sue spoglie mortali fossero sottratte agli onori che gli Egiziani riservavano loro, e fossero sepolte in un luogo ignoto a tutti; i suoi voleri furono eseguiti; cosicché dopo la morte avvenuta a Coltzum il 17 gennaio 356, dei due discepoli che avevano eseguito la sua ultima volontà, nessuno sapeva ove stessero nascoste le ossa del Santo e trascorsero 160 anni prima che Dio permettesse si ponessero in venerazione le sacre reliquie.

561
Intorno a quest’anno, sotto il regno di Giustiniano esse furono scoperte per rivelazione alla quale gli “Atti del Santo” accennano. senza scendere nei particolari: Vittorio vescovo di Tunnuna nel suo Chronicon così riporta l’evento:
«Post consultum Basilii v.c. anno 21 corpus sancti Antonii eremitae repertum com maximo honore Alexandriam perducitur, et in basilica sancti Joanni Baptistae honorefice collocatur».
«Dopo il 21, anno del consolato di Basilio, fu trovato il corpo di S. Antonimo eremita e con massimo onore fu traslato in Alesssandria e con tutti gli onori collocato nella basilica di san Giovanni Battista».

635
Mentre andava a sfascio l’impero romano. l’Egitto per odio ai Greci si sottomise ai Saraceni. Ai cristiani era garantita da un trattato la libertà di praticare la loro religione.
Moltissimi di loro, poco fidandosi del futuro. emigrarono a Costantinopoli portando con loro le reliquie di S. Antonio, le quali furono depositate nella chiesa di S. Sofia in
Costantinopoli, secondo alcuni. o in un tempio vicino alla città, secondo altri.

668
In occasione della traslazione delle Sacre Ossa da Alessandria d’Egitto a Costantinopoli, la figlia dell’imperatore Costantino Pagonato. il pio, partecipando alla cerimonia fu liberata dal demonio al solo tocco di esse.
In questo intervallo il corpo di S. Antonio fu trasportato da Costantinopoli a Vienne nel Delfinato. che allora faceva parte del reame di Borgogna, Giovanni Gersone in un intervento al concilio di Costanza (1414-1418). in un discorso intorno a S. Antonio disse: «Oh! fortunata provincia di Vienne, o Borgogna fortunatissima, che siete posseditrici delle sante ossa di S. Antonio!».

930
Le reliquie di S. Antonio furono da Costantinopoli trasportate nella Gallia da un certo Giosellino o Giachelino, al quale le memorie contemporanee danno quali il titolo di conte di Vienne, altri di barone della provincia viennese. Lo si crede figlio di un tale conte Guglielmo, ardito guerriero, che morì in un monastero in odore di santità.

XI sec.
Il conte Giachelino, essendosi recato in Gerusalemme per compiere un voto, accompagnato da un numeroso seguito di nobili, percorse poi l’Oriente cercando da per tutto le reliquie di S. Antonio. E questo viaggio egli lo fece -come è accennato negli Atti del Santo senza garantirne l’autenticità- per compiere ad una promessa o voto fatto al padre prima ch’egli morisse, ed avendo tardato di eseguire il voto n’ebbe un terribile avvertimento dal cielo. In un combattimento vicino al monte Giura, essendo stato tutto coperto di tante ferite di che sembrava impossibile sopravvivere, fu portato dai suoi compagni in una cappella consacrata a S. Antonio. Mentre giaceva per terra e lo si credeva morto, con grande meraviglia di quanti gli erano vicini, lo si udì sospirare profondamente. Poi come fu ritornato in sè narrò come si era visto circondato da demoni, alcuni dei quali si sforzavano di strangolarlo, mentre altri erano pronti a trascinarne l’anima all’inferno; ma mentre egli si raccomandava a Dio perché lo proteggesse, ecco apparirgli un vecchio appoggiato ad un bastone e subito i demoni si dettero subito alla fuga, poiché questi con sguardo truce li aveva cacciati via, domandando loro con quale diritto avessero osato assalire quel ferito, che era considerato suo ospite perché stava in una sua cappella. Quindi voltandosi con dolcezza al conte gli comandò di recarsi in Oriente per cercarvi sue reliquie e di trasportarle poi nella Gallia, al che che il conte promise di fare.

Alcuni credono che il conte Giachelino, messosi a cercare le reliquie di S. Antonio, avesse obbedito ad un ordine divino, mentre altri credono che egli fosse spinto a fare ciò dalla sua devozione e gratitudine, per essere stato per l’intercessione del Santo guarito da quella malattia mortale.
Comunque sia, appena il Conte ebbe saputo che quelle reliquie erano state trasportate a Costantinopoli, sebbene quel viaggio fosse allora sommamente difficile, anche perché le strade erano infestatate da numerose bande di briganti; nondimeno egli si mise in cammino e con l’aiuto di Dio e di S. Antonio, giunse felicemente con tutti i suoi compagni a Costantinopoli, dove l’imperatore lo ricevette con grande onore, sapendolo discendente da gloriosa prosapia.

L’illustre pellegrino, stando a quanto si legge in alcuni documenti esistenti nell’archivio dell’Ordine di S. Antonio in Roma, trovò le reliquie del Santo nella chiesa di Santa Sofia in Costantinopoli, e con l’assenso dell’imperatore le trasportò in Francia e le depositò nella chiesa di Motte-Saint-Didier. I sacerdoti della chiesa di Costantinopoli, custodi di quelle reliquie, le accompagnarono nel viaggio verso la Gallia, che fu abbastanza tranquillo.

Come il conte Giachelino fu ritornato in patria, trovò dapertutto scompiglio e guerra, ed egli medesimo dovette prendervi parte, e quando andava a combattere portava sempre con se le reliquie di S. Antonio, e a lui fu attribuì le varie vittorie, che ebbero per consequenza la pace.

Da allora il conte Giachelino ebbe sempre in mente di edificare un tempio degno di ricevere le sante reliquie di S. Antonio. La città di Vienne ebbe l’onore di essere scelta per ricevere quel sacro deposito, e divenendo così centro della devozione antoniana, che ben presto si sparse per tutto il mondo.

Anche il conte Gignone, discendente del conte Giachelino portava sempre con se le reliquie di S. Antonio, ma il Pontefice Urbano Il gli fece riflettere che ciò non era compatibile con il rispetto dovuto alle reliquie d’un Santo; il conte prontamente obbedì alla volontà del Pontefice.

Gli Atti del Santo narrano per la grande pietà di Gignone e la sua devozione a S. Antonio. Egli fece edificare a Motte-Saint-Didier, vicino a Vienne, a fianco della chiesa fatta costruire dal conte Giachelino, un monastero in onore del Santo e un ospedale per i poveri che provvide entrambi di sostanziose rendite.

1119
Il Papa Calisto Il, fratello del conte di Borgogna, succeduto a Urbano II, subito dopo la sua elezione, consacrò la chiesa di Motte-Saint-Dìdier vicino a Vienna, costruita per accogliervi e vi depose in una cassa d’argento le Reliquie del Santo.

Non aveva il Signore promesso a S. Antonio, quando nella caverna riuscì vittorioso dei demoni, che il nome di lui sarebbe addivenuto celebre da per tutto?

1231
Nellà traslazione dell’XI sec. non tutte le S. Reliquie da Costantinopoli furono portate
a Vienne; a Costantinopoli rimasero altre Reliquie: infatti Lamberto, priore della chiesa collegiale di S. Maria in Bruges, ottenne nel 1231 una parte del braccio. La barba fu trasportata a Colonia nella chiesa parrocchiale di S. Cuniberto.

Altre Reliquie sono: parte delle ossa della mano sono venerate nella cattedrale di Tournai; piccoli frammenti forse della tunica di foglie di palme fatta da S. Paolo eremita e da lui donata a S. Antonimo venerate nella Casa dei Gesuiti di Anversa, e in varie chiese di Roma, e particolarmente quella di S. Antonio.
Altre Reliquie donate dal Conte Giachelino si venerano nella chiesa di S. Marcellino dei Padri Antoniani Del Delfinato; dipartimento dell’lsére.
L’autenticità di queste reliquie é provata non solamente da miracoli, ma soprattutto da Bolle pontificie, da Editti regi, da solenni visite di prelati. e dalla devozione dei popoli.

1237
Nella chiesa di Motte-Saint-Didier, alla presenza di Giovanni di Burnius, Arcivescovo di Vienne, fu fatta la ricognizione delle Reliquie che vi erano state depositate da papa Calisto II nel 1119 e steso un processo verbale.

1297
BonifaòioVIII in un suo rescritto al1’Arcivescovo di Arles e al Vescovo di Marsiglia del 12 Giugno 1297 così scriveva:
« L ‘Abate e il convento di Mont—maggiore ci hanno fatto sapere che come altra volta era sorta discussione fra loro e il Maestro e fratelli dell‘ospedale li S. Antonio, a causa di usurpazioni fatte da questi ultimi dii legati, voti e promesse, che i fedeli discepoli di Gesù Cristo offrivano piamente e per riconoscenza a S. Antonio, il cui capo riposa nella chiesa di quella priorale».

1307
lI primo Abate degli Antohianì invitò l’Arcivescovo di Vienna a presiedere l’apertura della cassa del Santo. Tutto fu riconosciuto conforme il processo verbale fatto nel 1237.
Re Carlo V lasciò scritto:
«Volgendo i nostri sguardi verso la corte celeste, e specialmente verso l’immortale confessore S.Antonio, sì grande nel Signore, il cui corpo riposa nella nostra provincia del Delfinato, ove ci recammo personalmente a visitarlo, etc. »

1415
L’imperatore Sigismondo (4 agosto 1415)
«Noi ci siamo recati nella città fortificata di S.Antonio, nella quale il corpo del venerabile patrono e le sue reliquie sono pacificamente conservate».

1434
Re Carlo VI ai 14 maggio scriveva:
«Sia a tutti noto che a cagion dell’affetto speciale che abbiamo sempre portato al glorioso corpo e alla chiesa di Monsignore S. Antonio noi ci recammo in pellegrinaggio a visitarlo per voto, volendo rendere omaggio a questo corpo. Etc. ».

1473
Sìsto IV il 28 giugno pùbblicò una Bolla nella quale si legge:
«Alcuni ecclesiastici, secolari e regolari, dipendenti o no dall‘Ordinario, sotto pretesto di cappelle o abazie, sostengono falsamente di possedere reliquie di S. Antonio, mentre piamente si crede sulle guarentigie di una credenza universale, che l’intiero corpo del servo di Dio riposi nel Monastero viennese che ha il suo nome, secondochè afferma Bonifacio VIII nelle sue lettere pontifìcali» (1297)

Il medesimo Pontefice nella stessa Bolla decretò che:
«… il vino benedetto si dovesse comporre, e amministrare ai malati solamente nella chiesa antoniana, e con le reliquie del santo patrono».

1483
Re Carlo VIII:
«Per queste cause e al onore e riverenza del letto glorioso corpo di Monsignore S. Antonimo, abbiamo concesso etc. (Dato a Tours 11 marzo del l483)».

1415
L’imperatore Sigismondo (4 agosto 1415):
«Noi ci siamo recati nella città fortificata di S. Antonio, nella quale il corpo del venerabile patrono e le sue reliquie sono pacificamente conservate». -

1486
Innocenzo VIII, il 7 giugno comprova la Bolla di papa Sisto IV del 28 giugno 1473.

1490
Ai 12 maggio 1490, Giovanni di Montchenu, vescovo di Viviers, presiedette solenne-mente alla verifica delle ossa che erano rimaste nel reliquiario dopo la ricognizione fatta nel 1307.

1491
Le Reliquie sono traslate dalla chiesa di Motte-Saint-Didier vicino a Vieniie alla chiesa parrocchiale di Saint-Julie d’Arles (9 gennaio 1491).

1491
Ai 12 marzo 1491 Papa Innocenzo dichiarò in un rescritto:
«... che il corpo di S. Antonio ha sempre riposato nel detto monistero e non altrove, dall ‘epoca in cui fu trasportato da Costantinopoli, e che ivi ancora riposava».

1504
Leone X, comprova e nuovamente pubblica il 15 aprile 1504 la Bolla di Sisto IV del 1473.

1619
Ricognizione delle sacre ossa che vengono trovate in numero di 108.

1622
Gregorio XV, in un Breve del 18 Luglio 1622 afferma con i suoi predecessori che
«... le reliquie del santo patriarca dei cenobiti si conservavano nel monastero viennese, capoluogo della Corporazione antoniana, etc.».

1624
Urbano VIII il 13 giugno affermò la medesima cosa, e concesse agli Antoniani moltissimi privilegi.

1624
Nello stesso anno (1624) una deputazione della città d’Ypres. in Fiandra, si recò pellegrinando a visitare le reliquie di S. Antonio, e offerse a questo grande protettore publica gratitudine per averla liberata dalla peste ardente o foco sacro che aveva ucciso in quell’anno oltre quattromila persone.

1630
Gli abitanti di Romans fecero a loro volta un pellegrinaggio per la essere stati liberati anche loro dalla peste ardente.

1648
Il 20 maggio. Giovanni de Vache, barone di Chateauneuf e presidente della Corte dei Conti nel Delfinato. per adempiere a un voto fatto, si recò ad offrire a Dio e al grande S. Antonio una cassa rivestita di lamine d’argento sulle quali erano scolpite in rilievo le principali gesta del Santo. L’antica cassa (del 1119). che per 529 anni era servita a contenere il sacro deposito cadeva a pezzi. La traslazione si fece solenne. e testimoni accertano di aver trovato nella cassa tutto ciò di cui si era fatto menzione nei processi verbali delle visite eseguite nel 1307, 1491. 1619.

1695
Ricognizione delle sacre ossa per pulizia, conta e legatura con filo d’oro delle stesse trovate in numero di 108 pezzi, fatte dall’abate Laugeron.

1696
In questo anno l’arcivescovo di Vienna, Armanno de Montmorin, presiedette personalmente ad un’altra verifica di quelle reliquie. Le sante ossa, in numero di centotto pezzi, furono poste in un reliquiario a forma di obelisco rivestito di drappo d’oro. Ogni pezzo fu con filo d’oro attaccato a questo reliquiario donato dal nobile Giovanni de Vache (1648). Il processo verbale, firmato da due regi notari suggellato con più suggelli, fu posto nella cassa.

1844
Mons. Filiberto vescovo di Grenoble, nella visita pastorale fatta nel 1844, fece aprire in sua presenza il reliquiario di S. Antonio. Nel processo verbale fatto allora si legge:
«... essersi trovate nella cassa un certo numero di ossa con le etichette e i fili d’oro con i quali furono legati dall’abbate Laugeron nel 1695, che le ossa mancanti furono tolte dal suo predecessore immediato, Monsignor Simon, e si conservano tuttora nel vescovato, che si è riconosciuto fra le altre cose l’originale del processo verbale della verifica delle reliquie fatta nel 1696, da un disegno della loro primitiva disposizione nel reliquiario, etc.».


Da “Vita di S. Antonio il Grande” scritta da Carlo Hello, Consigliere di Appello di Parigi e tradotta in italiano da Giulio Borgia Mandolini Napoli. Tipografia Editr. degli Accantoncelli, 1875.
I documenti sono stati raccolti e pubblicati dall’abbate Dessy. missionario oblato di Maria Immacolata e pubblicati in Marsiglia dalla tipografia F.lli Rabatier. tipografi pontifici.

 

 
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