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Le Origini

Era un anno particolare, anzi, era un periodo particolare. In quegli anni tutto si evolveva, si muoveva, tendeva a cambiare, e se ne aveva Ia percezione. Non era una sensazione personale, ma condivisa. Era un'euforia strana, una voglia di fare, di poter osare, di andare più a fondo nelle cose, di uscire allo scoperto senza reticenze, di scrollarsi pigrizia, pregiudizi, falsi pudori. E i Ceri, più di qualunque altra cosa, riuscivano a mettere in evidenza tutto ciò. E in quelle sensazioni stavamo bene insieme. I Santaritoniari erano un bel gruppo, non numeroso, ma ben identificato e caratterizzato, e che assortiva, magicamente, Ie persone più disparate e più diverse. Difficile capire perché e come avvenne. Tutto fu spontaneo e semplice. Seguimmo una specie d'istinto, una forza, che ci portò a aggregarci. Ci univano molte cose, pur nelle nostre diversità. Uno stesso modo di vivere la Festa, un essere ceraioli che, senza nulla togliere alla tradizione, e pur nella totale fusione in essa, sapeva anche guardarsi con ironia, concedendo all’autocritica, sdrammatizzando, rivalutando alcunl aspetti e demolendone altri, combattendo l'enfasi retorica e proponendo una passione più sincera, usando Ia sfrontatezza come arma, Ia battuta fiacca contro il fanatismo e la allegria contro Ia seriosità pomposa e autocelebrativa. Era un modo di vedere ll mondo e non solo la Festa. Composto ma allegro, proporzionato ma scanzonato, severo solo dove era necessario.

Avvertivamo in noi e intorno a noi un sentimento forte, che ci portava a desiderare di stare insieme, a condividere, oltre il 15 maggio. Volevamo un punto di riferimento non tanto materiale o fisico, ma ideale, per far galleggiare questa sensazione e quel nostro particolare modo di essere, per dare sfogo a quel desiderio sottile, un misto di allegria, affetto, amicizia, che rimaneva intatto per tutto l'anno, che per un verso prescindeva dalla Festa, e che ci apparteneva intimamente.

Avevamo Ia sensazione che tutto questo si fosse formato come una fioritura, naturalmente, che fosse per un verso un retaggio di tradizioni Iontane, ma nello stesso tempo anche qualcosa che si era messo a fuoco in quegli anni.
Come se tutti noi fossimo stati strumenti inconsapevoli di un disegno colorato e diverterite, come se fossimo stati ad un appuntamento preso da tanto tempo.
Eravamo diventati qualcosa di più, eravamo cresciuti come ceraioli, e come eugubini, eravamo ormai in un'epoca in cui parlare, incontrarsi, confromarsi, associarsi, era un modo nuovo di relazionarsi.
Per questo nacque Ia Famiglia.
Nella Famiglia non volevamo solo trovare un modo di organizzarci meglio, ma il sistema di cristallizzare quel sentimento, dandogli un rifugio sicuro, affinché nessuno potesse arrivare e distruggerlo, e perche su quello si potesse solo costruire sopra, per migliorare, per elevare Ia qualita del nostro sentire, per fare, senza compiacimenti.
Ed e tutto qui, tutto e racchiuso in quel sentimento, in quel nostro modo di essere, in quel nostro modo cosi particolare di sentire la Festa, il Cero, i riti di cui il nostro calendario e costellato, e da noi riscoperti e difesi, e che non e mai feticismo, non e mai fanatismo, che e profondita senza esasperare, che è amore, che ama con il sorriso, che è passione senza dramma, che non concepisce la Festa senza sentimento, che è fedeltà senza catene.

A questo serviva Ia Famiglia, a non disperdere il nostro tesoro, di cui in quel momento avemmo chiara consapevolezza, e che da allora non è mai cambiato. Tanti i visi cari da ricordare, tutti in noi, che nella Famiglia esistiamo per sempre.

Tanti i ricordi.
Ma tanti anche gli eventi futuri a cui ci prenotiamo, e non solo nella Corsa, ma anche nel fare, per Ia Città, per la Festa, per la nostra collettività

 
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